
INNO 33
MONTE CANINO
IL PIAVE
GRAN DIO DEL CIELO
IL TESTAMENTO DEL CAPITANO
LA PENNA NERA
DI LA' DEL PIAVE
SUL PONTE DI BASSANO
VECCHIO SCARPONE
CAMPANE DI MONTENEVOSO
INNO 33
Dai fidi tetti del villaggio
i bravi Alpini son partiti,
mostran la forza ed il coraggio
della loro salda gioventù.
Sono dell’Alpe i bei cadetti,
nella robusta giovinezza,
dei loro baldi e forti petti
spira un’indomita fierezza.
O, valor alpin,
difendi sempre la
frontiera!
E là, sul confin,
tien sempre alta la
bandiera.
Sentinella all’erta
per il suol nostro
italiano
dove amor sorride
e più benigno irradia il
sol.
Là tra le selve ed i burroni,
là, tra le nebbie fredde e il
gelo,
piantan con forza i lor picconi
ed il cammin sembra più lieve.
E quando il sole brucia e scalda
le cime e le profondità,
il fiero Alpino scruta e guarda
pronto a dare il “Chi va là!”
O, valor alpin,
difendi sempre la
frontiera!
E là, sul confin,
tien sempre alta la
bandiera.
Sentinella all’erta
per il suol nostro
italiano
dove amor sorride
MONTE CANINO
Non ti ricordi quel mese
d’Aprile,
quel lungo treno che andava al
confine.
Che trasportavano migliaia
degli alpini:
sù, sù correte: è l’ora di
partir!
Che trasportavano migliaia
degli alpini:
sù, sù correte: è l’ora di
partir!
Dopo tre giorni di strada
ferrata,
ed altri due di lungo cammino,
siamo arrivati sul Monte
Canino
e a ciel sereno ci tocca
riposar...
siamo arrivati sul Monte
Canino
e a ciel sereno ci tocca
riposar...
Se avete fame guardate
lontano,
se avete sete la tazza alla
mano.
Se avete sete la tazza alla
mano
che ci rinfresca la neve ci
sarà.
Se avete sete la tazza alla
mano
che ci rinfresca la neve ci
sarà.
Non pù coperte lenzuola
pulite.
Non più il sapore dei caldi
tuoi baci.
Solo si sentono gli uccelli
rapaci,
tra la tormenta e il rombo del
cannon.
Solo si sentono gli uccelli
rapaci,
tra la tormenta e il rombo del
cannon.
IL PIAVE
Il Piave mormorava calmo e
placido al passaggio
dei primi fanti il
ventiquattro maggio;
l'esercito marciava per
raggiunger la frontiera
per far contro il nemico una
barriera...
Muti passaron quella notte i
fanti:
tacere bisognava andare
avanti.
S'udiva intanto dallae amate
sponde,
sommesso e lieve il mormorìo
dell'onde.
Era un presagio dolce e
lusinghiero.
Il Piave mormorò: Non passa lo
straniero!
Ma in una notte trista si
parlò di un fosco evento
e il Piave udiva l'ira e lo
sgomento.
Ahi, quanta gente ha vista
venir giù lasciare il tetto,
poi che il nemico irruppe a
Caporetto!
Profughi ovunque! Dai lontani
monti,
venivano a gremir tutti i suoi
ponti.
S'udiva allor dalle violate
sponde
sommesso e tristo il mormorar
dell'onde.
Come un singhiozzo, in quell'autunno
nero,
il Piave mormorò: ritorna lo
straniero!
E ritornò il nemico: per
l'orgoglio e per la fame
volea sfogare tutte le sue
brame...
Vedeva il piano aprico di
lassù: voleva ancora
sfamarsi, e tripudiare come
allora!
- No - disse il Piave. - No,
- dissero i fanti -
mai più il nemico faccia un
passo avanti!
Si vide il Piave rigonfiar le
sponde!
E, come i fanti, combattevan
l'onde...
Rosso di sangue del nemico
altero,
il Piave comandò Indietro, và,
straniero!
Indietreggiò il nemico fino a
Trieste, fino a Trento
E la Vittoria sciolse l'ali al
vento!
Fu sacro il patto antico: tra
le schiere, furon visti
risorgere Oberdan, Sauro,
Battisti!
Infranse, alfin, l'italico
valore
le forche e l'armi dell'impiccatore!
Sicure l'Alpi, libere le
sponde
Si tacque il Piave, si
placaron l'onde.
Sul patrio suolo, vinti i
torvi Imperi,
La Pace non trovò nè oppressi
nè stranieri!
GRAN DIO DEL CIELO
O Dio del cielo,
se fossi una rondinella,
O Dio del cielo,
se fossi una rondinella,
vorrei volare,
vorrei volare
vorrei volare
in braccio alla mia bella.
Prendi quel secchio
e portalo alla fontana,
là c'è il tuo amore
là c'è il tuo amore
là c'è il tuo amore
che alla fontana aspetta.
Prendi il fucile
e vattene alla frontiera,
prendi il fucile
e vattene alla frontiera,
là c'è il nemico
là c'è il nemico
là c'è il nemico
che alla frontiera aspetta
IL TESTAMENTO DEL CAPITANO
Il comandante la compagnia
l'è ferito e sta per morir.
e manda a dire ai suoi alpini
che lo vengano a ritrovar.
I suoi alpini gli mandan a
dire
che senza corda [scarpe] non
si può passar.
"O con la corda [le scarpe], o
senza [scarpe] corda
i miei alpini li voglio qua".
E cò fu stato alla mattina
i suoi alpini sono rivà.
"E io comando che il mio corpo
in sette pezzi sia taglià"
Il primo pezzo al Re d'Italia
che si ricordi dei suoi alpin.
Il secondo pezzo al reggimento
che si ricordi dei suoi soldà.
Il terzo pezzo al battaglione
che si ricordi del
suo
capitan.
Il quarto pezzo alla mia mamma
che si ricordi del suo figlio
alpin.
Il quinto pezzo alla mia bella
che si ricordi del suo primo
amor.
Il sesto pezzo alla montagna
ché fiorisca di rose e fior.
Il settimo pezzo alle
frontiere
che si ricordino dei bravi
alpin.
LA PENNA NERA
Sul cappello, sul cappello che
noi portiamo
c'è una lunga, c'è una lunga
penna nera,
che a noi serve, che a noi
serve di bandiera
su pei monti, su pei monti a
guerreggiar.
Oilalà!
Su pei monti, su pei monti che
noi saremo,
coglieremo, coglieremo stelle
alpine,
per donarle, per donarle alle
bambine
farle piangere, farle piangere
e sospirar
Oilalà!
Su pei monti, su pei monti che
noi saremo,
pianteremo, pianteremo
l'accampamento,
brinderemo, brinderemo al
reggimento,
viva il Corpo, viva il Corpo
degli alpin!
Oilalà!
Evviva evviva il Reggimento
Evviva evviva il Sesto degli
Alpin
Evviva evviva il Reggimento
Evviva evviva il Sesto degli
Alpin
Farle piangere, farle piangere
e sospirare
nel pensare, nel pensare ai
begli alpini
che tra i ghiacci, che tra i
ghiacci e gli scalini
van sui monti, van sui monti a
guerreggiar.
Oilalà!
DI LA' DEL PIAVE
Di qua, di là del Piave
ci sta un'osterìa,
di qua, di là del Piave
ci sta un'osterìa.
là c'è da bere e da mangiare
ed un buon letto da riposar.
Di qua, di là dal ponte
ci sta una bella mora,
tutte le sere resta sola,
la resta sola a far l'amor.
E dopo aver mangiato,
mangiato e ben bevuto,
e dopo aver mangiato,
mangiato e ben bevuto:
- Oh, dimmi o bella, se vuoi
venire,
questa è l'ora d'andar
dormire.
- Mi sì ghe vegneria
per una volta sola,
mi sì ghe vegneria
per una volta sola,
solo vi prego lasciarmi stare,
che son figlia da maridar.
- S'eri da maridare
dovevi dirlo prima,
s'eri da maridare
dovevi dirlo prima,
sei sempre stata coi vecchi
alpini,
non sei più figlia da maridar.
E dopo nove mesi
è nato un bel bambino,
non beve il latte ma ciuccia
il vino,
perchè figlio del vecchio
alpin.
SUL PONTE DI BASSANO
Eccole che le riva
ste bele moscardine,
son fresche verdoline,
color non le ghe n'à.
Colori no ghe n'avemo
e gnanca non ghe'n serchemo,
ma un canto noi faremo
al ponte di Bassan.
Sul ponte di Bassano
là ci darem la mano,
noi ci darem la mano,
ed un bacin d'amor.
Per un bacin d'amore
successer tanti guai...
Non lo credevo mai,
doverti abbandonar.
Doverti abbandonare,
volerti tanto bene!
E' un giro di catene,
che m'incatena il cor!
Che m'incatena il core
sarà la mia morosa
a Maggio la va sposa
e mi vo fa el soldà.
E mi farò il soldato
nel mio reggimento.
Non partirò contento
se non t'avrò sposà.
Che m'incatena il core!
Che m'incatena a vita!
Ohimè che son tradita
per un bacin d'amor!
VECCHIO SCARPONE
Lassù in un ripostiglio
polveroso,
Tra mille cose che non servon
più,
Ho visto un poco logoro e
deluso
Un caro amico della gioventù.
Qualche filo d'erba
Col fango disseccato
Tra i chiodi ancor pareva
conservar.
Era uno scarpone militar.
Vecchio scarpone
Quanto tempo è passato
Quante illusioni
Fai rivivere tu
Quante canzoni
Sul tuo passo ho cantato
Che non scordo più
Sopra le dune
Del deserto infinito
Lungo le sponde
Accarezzate dal mar
Per giorni e notti
Insieme a te ho camminato
Senza riposar
Lassù tra le bianche cime
Di nevi eterne immacolate al
sol
Cogliemmo le stelle alpine
Per farne dono ad un lontano
amor
Vecchio scarpone
Come un tempo lontano
In mezzo al fango
Con la pioggia o col sol
Forse sapresti
Se volesse il destino
Camminare ancor.
Vecchio scarpone
Quanto tempo è passato
Quante illusioni
Fai rivivere tu
Quante canzoni
Sul tuo passo ho cantato
Che non scordo più
Lassù tra le bianche cime
Di nevi eterne immacolate al
sol
Cogliemmo le stelle alpine
Per farne dono ad un lontano
amor
Vecchio scarpone
Come un tempo lontano
In mezzo al fango
Con la pioggia o col sol
Forse sapresti
Se volesse il destino
Camminare ancor.
Vecchio scarpone
Fai rivivere tu
La mia gioventù.
CAMPANE DI MONTENEVOSO
Dietro i monti e i valichi
tramonta il sole d'or
mentre suona il vespro
lontano.
Mormora ogni labbro
la preghiera del Signor;
quanta neve e quanto gelo in
cuor!
Campane di Monte Nevoso
Che suonate nel vespro divin
Quel suono in un giorno
radioso
Salutò cento giovani alpin.
Lasciarono il bianco paesello
Cento mamme altrettanti tesor
Un fior tra la piuma e il
cappello
E una dolce canzone nel cuor.
Ritorneremo ancor sui nostri
monti
E falceremo il grano al sole
Berremo l'acqua viva delle
fonti
Che è pura come il nostro
amor.
Campane di Monte Nevoso
Quei rintocchi nel cielo divin
Sembravano un grido
angoscioso:
Proteggete i miei giovani
alpin.
Tutto fu distrutto, ma tu
torni a rintoccar
Campanil di Monte Nevoso
Tra le mure lacere c'è sempre
un focolar
Cento cuori sempre ad
aspettar.
[La primavera è tornata,
ha infiorato le valli e i
sentieri,
che videro gli alpini partire,
e non li han visti più
ritornare,
ma ogni cuore aspetta,
ancora ogni sera la valle
riporta
l'eco di una canzone lontana]
quella dolce canzone d'amor.
Ritorneremo ancor sui nostri
monti
E falceremo il grano al sole
Berremo l'acqua viva delle
fonti
Che è pura come il nostro
amor.
Campane col suono giocondo
Invocate la pace e l'amor
Non quella che predica il
mondo
Ma la pace che vuole ogni
cuor.
La pace, la fede
La pace, l'amor.
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